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Memoria coreografica: come il cervello impara, conserva e richiama il movimento


Imparare una coreografia non significa solo “ricordare dei passi”. Significa costruire rappresentazioni mentali e corporee del movimento, che coinvolgono percezione visiva, sensazioni corporee, controllo motorio e memoria.




La ricerca neuroscientifica e psicologica mostra che esistono almeno due vie principali di memorizzazione del movimento:

  1. Memoria visiva del movimento

  2. Memoria cinestetica (o motoria)

Queste due vie non sono alternative, ma vengono utilizzate in modo diverso a seconda dell’esperienza del ballerino.


Cos’è la memoria coreografica

La memoria coreografica è una forma complessa di memoria che integra:

  • Memoria procedurale: la capacità di ricordare come eseguire azioni o movimenti specifici, acquisita tramite pratica ripetuta.

  • Memoria visuo-spaziale: la capacità di percepire e ricordare la posizione del corpo e dei movimenti nello spazio circostante.

  • Immaginazione motoria: la capacità di simulare mentalmente un movimento senza eseguirlo fisicamente.

  • Feedback propriocettivo: le informazioni che il corpo riceve dai recettori muscolari e articolari per controllare e correggere i movimenti in tempo reale.

La memoria visiva del movimento si basa sull’osservazione, che permette al cervello di costruire una rappresentazione visiva del momento dentro la nostra mente. Il corpo poi "copia" tale rappresentazione.


Capiamo, quindi, che più sarà precisa tale rappresentazione e ricca di dettagli e informazioni, e più sarà preciso anche il nostro movimento.


I neuroni specchio

Studi neuroscientifici mostrano che osservare un’azione attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nell’esecuzione, grazie all'attivazione di un particolare tipo di neurone: I neuroni specchio.


I neuroni specchio sono stati scoperti negli anni ’90 dal gruppo di Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma. La loro caratteristica principale è sorprendente:

I neuroni specchio si attivano sia quando un individuo esegue un’azione sia quando osserva la stessa azione eseguita da un altro.

Quando un ballerino osserva una coreografia:

  • si attivano aree motorie,

  • premotorie,

  • parietali,

anche senza muoversi realmente.


I neuroni specchio permettono una vera e propria simulazione interna del movimento.

Rizzolatti e Sinigaglia scrivono:

L’osservazione di un’azione permette all’osservatore di comprenderla dall’interno, attraverso la simulazione motoria.”

In pratica: il ballerino non memorizza solo una sequenza visiva, ma costruisce una traccia motoria anticipata, che facilita l’esecuzione successiva. Nel contesto della memoria coreografica, i neuroni specchio permettono una vera e propria simulazione interna del movimento. In pratica: il ballerino non memorizza solo una sequenza visiva, ma costruisce una traccia motoria anticipata, che facilita l’esecuzione successiva


Questo significa che:

  • nei principianti l’osservazione è fondamentale per capire che cosa fare;

  • negli esperti l’osservazione attiva rappresentazioni motorie già consolidate.


Si è evidenziato che i ballerini esperti mostrano una maggiore attivazione del sistema dei neuroni specchio quando osservano movimenti appartenenti al loro repertorio; mentre i principianti mostrano un’attivazione più debole e meno specifica.

Questo perché i ballerini meno esperti tendono a privilegiare la via visiva, allo scopo di migliorare la traccia motoria anticipata. Questa modalità non solo richiede più attenzione, ma un'elaborazione cognitiva e conseguente esecuzione motoria più lunga.


I ballerini principianti non hanno ancora schemi motori stabili, dipendono maggiormente dall’immagine esterna e “pensano il movimento” prima di sentirlo. La via visiva è predominante, la simulazione motoria è incompleta e la memoria è più “per immagini”. Nei principianti il sistema dei neuroni specchio si attiva, ma non ha ancora un repertorio motorio sufficiente per una simulazione precisa.


In sintesi, memorizzare una sequenza di passi che conosciamo, è molto più semplice che memorizzare una sequenza di passi che non fanno ancora parte del nostro repertorio, perché la simulazione diventa più rapida e automatica, utilizzando direttamente la memoria cinestetica e procedurale.

La memoria cinestetica

La memoria cinestetica (o motoria) riguarda:

  • la percezione della posizione del corpo,

  • la tensione muscolare,

  • l’equilibrio,

  • la sensazione del movimento nel tempo e nello spazio.


E' una memoria incorporata. Ecco perchè nei ballerini esperti, la coreografia può essere “ripassata” mentalmente senza muoversi, perché è già incorporata nella memoria procedurale.


Con la pratica, infatti, il movimento diventa automatico, la sequenza non viene più “pensata passo per passo” e il corpo diventa in grado di anticipare il movimento successivo.

Principianti

Esperti

Forte uso della memoria visiva

Forte uso della memoria cinestetica

Dipendenza dall’insegnante/video

Autonomia dal modello visivo

Sequenze “a pezzi”

Sequenze fluide e integrate

Controllo cognitivo elevato

Automatizzazione

La letteratura suggerisce che alternare osservazione ed esecuzione è particolarmente efficace nell'apprendimento motorio.


Implicazioni pratiche per migliorare la memoria coreografica


Per i principianti, risulta maggiormente utile l'osservazione ripetuta del movimento, uso di video a rallentatore, segmentazione della coreografia e verbalizzazione del movimento (“prima questo, poi quello”). Può essere utile scrivere la sequenza coreografica usando immagini e nomi per ricordare la sequenza.


Per ballerini avanzati è più utile l'utilizzo dell'immaginazione motoria, l'attenzione alle sensazioni corporee, focalizzarsi maggiormente sulle variazioni di ritmo e spazio e fare pratica mentale senza movimento.


Può sembrare banale, ma questa riflessione ci fa comprendere che imparare direttamente i movimenti in coreografia può essere controproducente per un principiante. Non ha senso impostare subito una sequenza coreografica se almeno il 50% dei movimenti non fanno già parte del nostro repertorio. In caso contrario si andrebbe a sovraccaricare molto la memoria e le nostre funzioni esecutive, che in pochissimo tempo, non solo dovranno cercare di creare un'immagine mentale del singolo movimento il più dettagliata possibile, ma dovranno anche ricordare la sequenza esatta con cui i movimenti vengono eseguiti, senza l'aiuto di processi automatizzati che faciliterebbero tantissimo il lavoro.


La memoria coreografica, quindi, non è solo visiva e non è solo motoria, ma nasce dall’integrazione di entrambe. Con l’esperienza, il controllo passa dall’occhio al corpo, dalla rappresentazione esterna a quella interna.

Sapere questo, può aiutare tantissimo nella gestione dell'apprendimento.


Se devi imparare una coreografia complessa, quindi, accertati bene di conoscere prima tutti gli elementi tecnici che la compongono, di averli ben chiari PRIMA nella mente, e poi nel corpo.

Sono Elisa Leveraro,

psicologa e insegnante di danza. Uso la psicologia e le neuroscienze per aiutare ballerini e performer a raggiungere il loro massimo potenziale ❤️


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